Siria
Ho 21 anni. Sono Svizzera e vivo in Messico, in Baja California, studio
oceanografia. Ieri ho avuto un aborto. Credo che è stata la peggior
esperienza della mia vita. Tutto è iniziato tre settimane fa con una
visita al ginecologo che solo ha confermato i miei sospetti. Credo che
non ho mai pianto tanto nella mia vita come quel giorno, e credo che
piangerò ancora tanto. Il mio ragazzo ha subito detto che lui ci teneva
al bambino. Ha 27 anni, una carriera universitaria terminata e molto
probabilmente altri sogni. Io ho sentito una grande confusione, è
difficile spiegare tutto quello che è passato per la mia testa, però un
bambino io adesso non lo avrei mai potuto avere, no sono pronta, non è
il mio momento...
Ho sempre sognato di avere figli, piangere per essere rimasta incinta mi
ha fatto solo capire che adesso non era il momento, sono nel pieno dei
miei studi, parto per la Australia in meno di un anno per concluderli,
tutto sarebbe cambiato, tutti i miei piani, sogni...
Mi sono sentita totalmente sola nel mondo, non sono riuscita a parlare
con nessuno, neanche chiamare a casa per parlare con i miei...
In due settimane ho perso 5 kg, sono diventata un cadavere, non riuscivo
a uscire dal letto al mattino, non smettevo di piangere. Tre giorni fa
ho preso la decisione. Il mio ragazzo l'ha preso male, ha detto che
tutto fra noi sarebbe finito, eravamo insieme da due anni...
Sono ancora sotto shock, ho dovuto andare a San Diego (in Messico no è
legale da tutte le parti), ho pianto tutta la strada, ho pianto in
clinica e dopo. Lui è stato con me per l'ultima volta nella sua vita e
ne lo ringrazio tanto...
Oggi non sto bene, questa mattina mi sono alzata da sola per la prima
volta da tanto tempo, ho ancora il riflesso di passare adagio una mano
per la pancia e parlare alla piccola stellina che è tornata in cielo.
So che per un uomo può non essere giusto che la decisione alla fine la
prendiamo noi, però credo che qualsiasi sia la scelta nessuno si merita
di rimanere da solo, non in un momento come questo.
Ringrazio tanto essere nata in un paese come la Svizzera, sono tanti
anni che non torno a casa, la mentalità qua è molto differente. Questo
sito mi ha fatto capire che nel fondo non ero poi tanto da sola, è stato
grazie a quello che ho letto qui che ho avuto la forza di chiamare a
casa, senza i miei non ce l'avrei mai fatta.
So che questo bambino tornerà a me un giorno, quando sarà il momento,
quando potrò dargli tutto il mio amore!!!
Guardo il cielo e so che c´è una stellina in più...
Mi è dispiaciuto tanto non averlo, spero di aver fatto la scelta giusta,
interrompere la gravidanza è stato difficile, è solo che non mi vedevo
ancora con un bambino, ho avuto paura di perdere parte della mia vita,
di iniziare a smettere di essere io.... So che suona egoista... Non so
se mi spiego, però è stato così.. So che per il mio ragazzo è stato
difficile, lui aveva altri piani, spero che il tempo curi le ferite, a
tutt´e due.
Ely, a Nuoro, Sardegna
Non sono mai stata contraria all’aborto perché ho sempre pensato che
fosse una scelta comunque dolorosa e che nessuno possa giudicarla … solo
che non avrei mai creduto di trovarmi ad interrompere una gravidanza. Ho
una storia da quasi 10 anni e ora che sono incinta, nonostante l'abbia
sempre desiderato, mi rendo conto che non mi sento di avere questo
bambino... Pensavo che se fossi rimasta incinta avrei preso la notizia
con gioia, del resto adoro i bambini e ho sempre pensato che sarei stata
una brava mamma … ed è proprio per questo che ho deciso di non portare a
termine la mia gravidanza … ma non voglio scrivere le mie motivazioni,
voglio scrivere dell’esperienza, di ciò che ho passato, delle persone
che ho trovato perché voglio aiutare … perché so quanto è difficile …
Il 14 agosto, facendo un test di quelli comprati in farmacia, ho
scoperto di essere incinta … nei giorni seguenti ne avrò fatti almeno
altri 7 perché continuavo a sperare in un errore, ma quelle linee
c’erano sempre … mi sono disperata, non sapevo cosa fare, con chi
parlare, dove andare a sbattere la testa … ho cominciato a non dormire
più e non riuscivo mangiare (in 2 settimane ho perso 4 kg), finché non
ho deciso di muovermi e ho chiamato il consultorio di Nuoro.
Al telefono ero tremendamente in ansia, avevo paura di essere accusata o
giudicata, invece la donna con cui ho parlato (credo fosse l’assistente
sociale) è stata molto gentile ed è riuscita a tranquillizzarmi un poco.
Purtroppo la ginecologa era in ferie ma la signora con cui ho parlato mi
ha fissato un appuntamento per il 27 agosto, il giorno stesso in cui la
dottoressa rientrava .
Arriva il giorno della visita … mi presento al consultorio spaventata e in
ansia invece sono state davvero cortesi. La ginecologa mi ha fatto la
visita, dopo aver parlato un po’ con me, e poi mi ha subito prenotata
per le analisi all’ospedale San Francesco e per l’intervento il giorno
dopo i 7 previsti dalla legge.
Mi sono presentata all’ospedale per l’ecografia e lì ho conosciuto il
medico che si occuperà dell’IVG e già è stato tranquillizzante vedere il
suo atteggiamento professionale e non aggressivo … anche l’infermiera
(che pure sembrava più “austera”) è stata gentilissima e ha fatto di
tutto per farmi fare tutte le analisi lo stesso giorno, anche se erano
carichi di lavoro.
Ora sono un po’ più calma anche se ho ancora paura, anche perché sono
arrivata a 28 anni completamente digiuna di ospedali e interventi … L’IVG
è domani mattina e sono spaventata all’idea dei rischi e delle
complicazioni che potrebbero sorgere (anche se so che sono percentuali
veramente bassissime)… l’unico pensiero che mi sostiene è che domani a
quest’ora sarà tutto finito …. è un dolore, ma è anche un sollievo … ora
non posso avere figli …
Per ora so solo che l’intervento si fa in Day hospital e in anestesia
generale … dovrò essere lì alle 7 di mattino, digiuna (ma anche senza aver
bevuto nemmeno un sorso d’acqua o masticato una gomma) e con il
necessario per passare la giornata (e forse la notte, ma spero proprio
di no) ricoverata.
L’intervento
Alle 7, puntuale come un orologio svizzero, mi trovo all’ospedale, dove
mi viene subito assegnato il letto … alle 7:45 inizia la preparazione (45
minuti sdraiata)… alle 9:15 mi portano giù per l’intervento (qui ho
perso il conto del tempo perché non avevo orologio e, non avendo le
lenti a contatto, non riuscivo a vedere l’orologio nella sala
operatoria) … comunque il personale sanitario è stato straordinario …
professionalissimo e di una dolcezza incredibile … venivano continuamente
a chiedermi come mi sentivo e a cercare di tranquillizzarmi, visto che
ho passato quasi tutto il tempo piangendo (la paura era davvero
tanta!!!).
Alle 11 ero di nuovo in camera (2 ore sdraiata senza cuscino e senza
potermi spostare)… i dolori si sono quasi completamente esauriti nelle 2
ore che ero a letto (tant’è che non ho avuto nemmeno bisogno
dell’antidolorifico) e se mi avessero avvisata che non dovevo aspettare
la visita ma che me ne potevo andare prima, se me la sentivo, sarei
uscita dall’ospedale alle 13:30 invece che alle 17.
Ora sono le 21:40 e mi sento abbastanza bene, le perdite sono leggere,
non ho dolori fisici e sono molto più calma perché so di avere fatto la
scelta giusta … avrò figli, più avanti, e andrà bene … ora sarebbe stato
un disastro …
Un ringraziamento enorme andrebbe fatto, oltre che allo straordinario
personale dell’ospedale San Francesco (nonostante il caos per un lutto
subito dal personale medico – era morto uno dei ginecologi, un medico
davvero in gamba) a mia sorella e al mio ragazzo, che mi son stati
vicini, che mi hanno appoggiato e che mi avrebbero sostenuto e aiutato
in ogni caso … so che è così che dovrebbe andare normalmente, ma so anche
che spesso non succede …
Mi prende una rabbia verso tutti quei uomini che hanno praticamente
costretto le loro compagne ad abortire... forse dovrebbero provare
quello che noi donne sentiamo... non è la loro vita a cambiare
radicalmente, non sono loro che vanno incontro a rischi e dolori, prima
e dopo il parto... ma come si permettono di dare ultimatum o a fare
pressioni psicologiche? Il mio ragazzo mi è vicino in tutto e per tutto,
approva ogni mia scelta (su questo argomento)... Ragazze, se un uomo vi
mette un ultimatum, mandatelo dove dovrebbe stare, perché non merita
altro: la vita è la nostra, è la nostra vita che cambia e siamo noi, non
loro, a fare le rinunce e a crescere i figli... se trovate un uomo che
vi lascia dopo aver saputo che siete incinte cercate di andare avanti...
un uomo così non vale a molto... e MEGLIO SOLE CHE MALE ACCOMPAGNATE! La
scelta (per quanto sofferta, e noi lo sappiamo benissimo) sta a noi...
Mi fa stare male pensare alle bugie che ho raccontato per nascondere
questo intervento … io, che sono una di quelle persone sincere fino
all’estremo … ma avrei dato un dolore enorme a mia madre … (e dire che lei
è una di quelle donne che è scesa in piazza a manifestare a favore
dell’aborto, ma non per sua figlia …) e non me la sono sentita … e, alla
fine, non sono nemmeno bugie, ma piccoli stravolgimenti per difendere la
mia privacy e per cercare di avere un ambiente più o meno sereno in
casa …
Spero che questa mia testimonianza possa essere utile … so che non è
facile, ma sono cose che si superano … forza e coraggio, la vita va
avanti!
Silvana
Una settimana fa mi sono sottoposta all’intervento di interruzione
volontaria di gravidanza. Ero incinta da almeno nove settimane e credo
di non aver mai vissuto un giorno così orrendo fin’ora. Ho vent’anni,
nemmeno una minima idea di ciò che voglio diventare e di cosa vorrei
fare da più grande, non ho un ragazzo e nemmeno dei soldi miei. Non ho
avuto nemmeno il coraggio di salvare mio figlio. Piangendo mi sono
addormentata durante l’anestesia sapendo che erano gli ultimi attimi che
lo avevo con me e poco dopo mi sono risvegliata rendendomi conto che lui
c’era e per una mia scelta non c’è e non ci sarà più. Il senso di vuoto
e di solitudine mi costringe in questa sofferenza che piano piano mi
toglierò di dosso … in qualche modo, non so quale ma in qualche maledetto
modo dovrò farlo per continuare a vivere e a credere in qualcosa. E non
posso fuggire. Ho avuto paura e tutt’ora sono spaventata da ciò che
provo. Mi manca il mio bambino e l’amore che immaginavo di dargli. Ho
voglia di spaccare tutto e di far capire al mondo intero cosa significa tutto questo.
Un giorno forse me ne perdonerò. Un giorno forse avrò il diritto d’amare
e di dare a mio figlio tutto ciò che merita compreso una madre
responsabile e pronta. E magari, perché no, anche un padre.
Elena, ho 33 anni
e sono mamma di due bimbe di 7 e 4 anni. Durante l'allattamento della
mia seconda bambina sono rimasta incinta del terzo figlio. Un giorno al
supermercato ho provato una forte nausea e ho preso lì un test di
gravidanza. Essendo robusta non mi ero assolutamente accorta di essermi
ingrossata. Il test era positivo. Ho chiamato la mia ginecologa e mi
sono informata per l'ivg, era troppo presto per avere un altro figlio,
il mio fisico non ce l'avrebbe fatta.
Durante la visita la ginecologa mi fa l'ecografia, dove, sbirciando
sullo schermo vedo un bel bimbo grande grande e sicuramente non ero
incinta di un paio di settimane ma di un bel paio di mesi. La ginecologa
si accorge subito che c'è qualcosa che non va, e senza dirmi nulla mi
invia all'ospedale con la richiesta di un'ecografia più dettagliata con
il codice rosso. Per fortuna incontro la mia amica che fa l'ecografista
e con una delicatezza e un'umanità che non scorderò mai, mi ha
comunicato che sono incinta di 20 settimane, che purtroppo il feto è
affetto da una gravissima malformazione e che non c'è attività cardiaca.
Il mondo mi è crollato addosso. Hanno dovuto portarmi subito in sala
operatoria perché la morte del feto risaliva ad una settimana prima, e
quindi c'era rischio di setticemia. Il giorno dell'intervento ero da
sola, è durato tutto 15 minuti, non di più. Mio marito è rimasto con le
bambine. Avrei voluto che ci fosse qualcuno con me. Per assorbire il
colpo ci ho messo quasi un anno, e ne sono uscita con la forza
dell'amore delle mie figlie. Ora a distanza di quasi tre anni, ho
fissato una nuova ivg. Durante un rapporto con mio marito si è rotto il
preservativo, e sono rimasta incinta di nuovo. Un terzo figlio mi
sarebbe piaciuto, ma non sono nelle condizioni fisiche per poter portare
a termine un'altra gravidanza. Sembra che anche stavolta ci sia qualche
problema con il feto, e l'intervento è fissato per la prossima settimana.
Non mi spaventa il lato clinico della cosa, ma quello psicologico. Ce la
farò a imparare a convivere con queste due piaghe sul cuore?
Gaia
E' passato un anno e 5 mesi da quel terribile 14 aprile... era il 2006.
E io avevo 17 anni. Frequentavo il quarto anno di liceo classico, e da
un anno stavo con un ragazzo fantastico... finalmente, dopo un periodo
pieno di dolore, sembrava che la mia vita si stesse illuminando di
nuovo. Era l'inizio di marzo quando, preoccupata per un ritardo, feci
il test di gravidanza... Positivo. Non potevo crederci. Lo feci di
nuovo; in preda al panico telefonai ad una mia amica, che mi spiegò come
trovare un consultorio: io abito a Milano, in una zona centrale, e non
ho avuto problemi a trovarlo. Pensavo soltanto: non può essere vero. -
Ho sempre lottato fino all'ultimo contro l'evidenza delle cose che non
posso accettare... Anche quando, due anni prima, poco prima del mio
quindicesimo compleanno, per telefono era arrivata la notizia che il mio
papà era morto, mi ero messa a gridare che non era vero.
Chiamai il consultorio. Quando mi dissero che i due test erano
affidabili mi misi a piangere, priva di ogni controllo, chiesi che cosa
potevo fare, "io non posso avere un bambino, non posso", continuavo a
ripetere. Furono molto gentili, mi calmarono, mi dissero di andare da
loro per una visita. Ricordo quel periodo come una lunga trance, come se
l'avessi vissuto fuori da me... Ne parlai con il mio ragazzo, eravamo
sconvolti, terrorizzati, non ci rendevamo conto di come potesse essere
accaduto: avevamo sempre usato il preservativo! Sapevamo tutti e due che
la nostra non era la condizione adatta per un figlio... Due liceali,
senza grandissime risorse economiche, con due famiglie piene d'amore per
loro ma fragili, fatte di persone che hanno sofferto molto. Siamo
entrambi senza papà, e io ho una mamma e una nonna diversissime, che mi
amano in modi diversissimi, ma che sono accomunate dal fatto di essere
due persone complesse, difficili da gestire, piene di ansie per me... Le
ho sempre percepite, più che come sostegni, come persone da sostenere,
senza nulla togliere a tutto ciò che fanno per me.
Da subito, capii che avrei dovuto abortire. Sono sempre stata a favore
della maternità consapevole, e quindi dell'ivg, ma mi dicevo sempre che
forse io, trovandomi nella situazione, non sarei riuscita ad
interrompere la gravidanza...
continua la storia di Gaia...
Manuela
ho 26 anni, torno a casa oggi dal ricovero day hospital in svizzera, un
intervento farmacologico.
Mi sento a pezzi, mi sento vuota.
Frequento il mio ragazzo da pochi mesi e quest'anno ho reiniziato
l'università, lavoro nel weekend, vivo da sola e ho un cane. Forse sono
solo alibi, forse continuerò a fare la cameriera comunque, ma non me la
sono sentita di cambiare ancora le mie decisioni, di buttare all'aria
ancora la mia vita.
È il mio secondo intervento... e prendevo la pillola...
Mi sento crudele. Ma sono davvero così condannabile se il destino bussa
alla mia porta sempre nel momento sbagliato? La prima gravidanza era di un
compagno inaffidabile che è sparito e si è sposato con un'altra...
Non potevo rimettere in discussione ancora le scelte appena prese. È già
molto difficile per me riuscire a trovare il tempo per tutto, a far
quadrare i conti, e poi non so se l'uomo che frequento sia quello per la
vita.
Al mio fianco c'era mia sorella maggiore. Non ho voluto che venisse lui.
Ora sono in casa, da sola, in cerca di conforto nelle esperienze delle
altre donne.
Non lo auguro a nessuno.
Mi sento orribile.
Dany
Nel 2006 ho dovuto abortire. Ero alla sesta settimana e desideravo un
aborto farmacologico. A Milano questo tipo di intervento non era
disponibile. Ho ricevuto l'indirizzo di un medico in Svizzera, però
aveva l'agenda già piena in quei giorni. Mi diede quindi il nome di un
medico dell'ospedale e feci tutto li.
All'ospedale sono stati molto gentili, un'equipe medica qualificata.
Sono stata 2 volte (per la Mifegyne e due giorni dopo per la
prostaglandina). La seconda volta sono stata molto male, ho avuto
perdite di sangue per 4-5 giorni ed è stato doloroso, ma meno doloroso
rispetto al raschiamento, per lo meno non era invasivo.
Psicologicamente era l'esperienza forse più brutta della mia vita che ha
segnato dei grossi cambiamenti radicali nella mia esistenza: perdita di
punti di riferimento, di persone care che non capiscono o approvano la
tua scelta, perdita della persona che si ama che crede che quello che
stai passando è solo un tuo problema.
In Italia non esistono neanche strutture che assistono la donna prima di
decidere se abortire o continuare la gravidanza. - Si, ci sono i
consultori, ma le persone con cui avevo parlato erano state molto fredde
e sgarbate e l'unica soluzione che mi avevano presentato era quella del
raschiamento. Ovviamente parlo della mia situazione e di Milano, forse
in altre città la situazione è diversa.
Diletta
L'ivg l'ho fatta il 7/10/2004 [in Italia]. Avevo 24 anni, è stata
un esperienza che non scorderò.
Tutto ebbe inizio in estate 2004. Lui fa il carabiniere nella base
americana, è separato con figli, fra me e lui nasce una relazione, da
questa relazione rimango incinta, quando feci il test ero agitata, ma
poi ero felice di avere un figlio. Quando lo dissi a lui, al cell aveva
una voce strana. Mi disse che non lo voleva, non mi ha nemmeno
accompagnata all'ospedale per fare l'ecografia. È stata una mia amica.
Appena lo vidi sul monitor credevo che era un sogno, se era femmina
l'avrei chiamata Aurora.
Lui cominciò a sparire, io mi trovavo da sola a prendere una decisione,
ai miei non ho detto niente. Prima di dormire gli davo la buonanotte,
lui si fece vivo e mi disse che dovevo abortire.
Ero entrata al terzo mese di gravidanza. Il 7/10/04 mi recai con lui
all'ospedale. Per me era una giornata tremenda, mi addormentarono, al
mio risveglio dentro di me non c'era più mio figlio. Ho cominciato a
piangere. Poi lui sparì. Sono stati gentili con me quelli dell'ospedale.
Sono passati quattr'anni. Io mi sono rifatta un'altra vita, io e il mio
nuovo compagno abbiamo deciso fra due anni di avere un figlio.
Maria
Ho 38 anni e tre giorni fa ho avuto un aborto volontario. Ho due bimbe
di 10 e 3 anni e una buona condizione socio-economica. Quando ho
scoperto di essere incinta mi è crollato il mondo addosso e ho subito
deciso di non tenere il bambino.
Mi sono arrabbiata tantissimo con mio marito per essere stato molto
superficiale, perché lui diagnosticato sterile pensava di non poter fare
altri figli, io gli ripetevo sempre che come avevamo avuto le altre due
poteva capitare ancora, ma lui ha continuato a non usare quasi mai il
preservativo. Mio marito mi ama ma è molto freddo con me e poco paziente
con le sue bimbe anche se le adora.
Io sono un insegnante precaria che spera di realizzarsi un giorno anche
se con molti sacrifici. Le mie bimbe le ho cresciute praticamente da
sola perché mio marito per il suo lavoro è assente tutto il giorno.
Quando ho saputo di essere incinta non me la sono sentita di fare ancora
sacrifici e di non sacrificare anche le mie due bimbe. Mi sono sentita
uno schifo perché un bambino prima l'avevo tanto desiderato e non
arrivava per via dei suoi problemi e adesso lo buttavo via per il mio
egoismo. Oggi piango tanto, sono sola, mio marito dal primo giorno non
mi ha mai detto una parola, anche dopo l'intervento ha fatto finta che
nulla fosse accaduto. L'intervento è andato bene e in ospedale sono
stati tutti molto cordiali. Il giorno dopo ho sentito un grande vuoto,
mi manca e mi odio per il mio egoismo e per non aver avuto un marito
capace di ascoltarmi e di prendere con me la decisione più giusta. Spero
un giorno di pensare a tutto questo con meno dolore.
Mona
Ho scoperto di essere incinta facendo un test di gravidanza da sola
nella mia casa, e il risultato positivo ha subito scatenato in me
pianto, paura, anzi terrore. Ho avuto palpitazioni e diarrea per tre
giorni, fino a quando ho avuto la conferma dal test del sangue.
Ho sempre desiderato avere un figlio, ma non con il mio attuale
compagno: un uomo sposato con figli piccoli, di cui ero però molto
innamorata e che mi ha sempre giurato il suo immenso amore.
Ma appena messo al corrente della mia gravidanza, la sua decisione sul
mio futuro era già presa: dovevo assolutamente abortire, perché il
figlio era non progettato e perché non avrei potuto allevare un bimbo da
sola (quindi non mi sarebbe stato vicino) e perché lui non avrebbe più
potuto guardare i suoi figli negli occhi. Mi è crollato il mondo
addosso, mi sono sentita sola e disperata, ma ho inizialmente deciso di
portare avanti la gravidanza. Ho passato due settimane a sognare questo
bimbo, la mia vita con lui e completamente dedicata a lui... Finché il
terrore ha nuovamente preso il sopravvento: ho visto attorno a me tanta
solitudine, un bimbo più solo di me sbattuto tra asili nido e baby
sitter... Non ce l'ho fatta e alla fine ho abortito. E' stata la fine di
un incubo.
Ora però mi sento vuota e inutile, e non faccio che sognare un uomo che
mi voglia per quello che sono e che mi dia l'opportunità di avere una
famiglia vera. E così ho paura che passerò i prossimi anni a lottare per
avere disperatamente quello che mi era stato regalato e che ho rifiutato
solo per paura...
Il dilemma che mi porterò dietro è: si deve lottare per avere
esattamente quello che si vuole o si deve accettare con gioia ciò che la
vita ci offre, anche se inaspettato? Avrò la soluzione solo tra alcuni
anni, ma nel frattempo questo dubbio spero mi dia la forza per non
arrendermi, e per fare in modo che questa scelta dolorosa abbia avuto un
senso.
Gaia
Ho 27 anni. Essendo molto regolare dopo 1 giorno di ritardo del ciclo ho
fatto un duplice test acquistato in farmacia che è risultato positivo.
Dopo un allarmismo generale durato 1 notte ho avvertito subito la mia
migliore amica che è l'unica a sapere del fatto poiché il mio ragazzo -
come io d'altronde - ha un lavoro precario e altre questioni da
risolvere. La mattina seguente ho contattato i vari consultori della
provincia di Pd la maggior parte dei quali mi dava minimo 15 gg
d'attesa. Il personale che mi ha risposto poi... degli autentici
incompetenti. Il mio carattere forte e deciso mi ha spinto a continuare
con le telefonate fino al consultorio di Badia Polesine (RO). Risultato
ho già parlato telefonicamente con l'assistente sociale che mi ha
descritto la prassi, tra 6 giorni ho la visita ginecologica durante la
quale già fornirò pap test analisi del sangue ed urine effettuati per
mio conto nei giorni d'attesa, per velocizzare il tutto. Durante
la stessa mattinata della visita ginecologica ci sarà il colloquio con
l'assistente sociale e poi nuovamente l'incontro dalla ginecologa. Entro
i 7gg successivi alla visita, mi verranno praticati l'ecografia ed IVG.
Ora sono più tranquilla... ringrazio queste strutture....
Anna
vi scrivo dall'Emilia-Romagna, ho 44 anni, due figli, una ragazza di 22
e un ragazzo di 15 anni. Da una settimana ho saputo di essere incinta.
Quella mattina faccio il test... da esito positivo. Non sono felice per
tanti motivi. Mi dico che sono troppo avanti con gli anni per avere di
nuovo un figlio, non me la sento di ricominciare sia fisicamente (dato
che in passato ho avuto problemi seri di salute). Parlo con mio marito
dell'evento e lo informo che non intendo portare a termine la
gravidanza. Sapendo come lui la pensa in proposito, non trovo
difficoltà. Lui è d'accordo con me e ci prepariamo sul da farsi.
Prendiamo appuntamento con il mio ginecologo, gli comunichiamo le nostre
intenzioni, e lui capisce la mia scelta, anzi mi mette al corrente dei
rischi che corro per me e per il bambino. Felici di trovarlo dalla
nostra parte, ma purtroppo lui è obiettore e nel suo ospedale non
praticano l'ivg. Ci informa che l'unico posto dove possiamo rivolgerci
nella nostra zona, è l'ospedale civile. La stessa mattina saliamo al
civile. Chiedo di parlare con un ginecologo per sapere la prassi da
fare. Ci si presenta davanti una ginecologa di circa 35 anni. Gli spiego
il motivo del perché sono lì e subito mi sento aggedire sull'argomento.
Escono fiumi di domande... mi dice che è una nuova vita, che ci sono
donne che lo cercano per la prima volta a quest'età, che una volta
abortito il trauma resta. Allora io a quel punto comincio ad agitarmi e
controbatterla su suoi discorsi perché capisco che sta facendo di tutto
per farmi sentire in colpa e immorale. Gli ribadisco il fatto che ho
avuto problemi seri e che insomma non me la sento. Allora prende un
foglietto e mi scrive dove devo rivolgermi per la prassi, ma
all'improvviso arriva come un vento gelido un'orribile proposta...
MENTRE STA SCRIVENDO, MI DICE TESTUALI PAROLE: "LEI COMUNQUE, PUÒ
PORTARE A TERMINE LA GRAVIDANZA E POI DARE IN AFFIDO SUO FIGLIO!" non ci
posso credere a quello che ho appena sentito... mi alzo di scatto dalla
sedia e chiedo se sta scherzando! non ci ho più visto! e gli rispondo:
ma lei ha ascoltato quello che gli ho detto? se avessi scelto di tenermi
il bambino non sarei certo qui, a sentire queste obrobrietà e non si deve
permettere di trattarmi così, di dire certe cose e solo perché lei ha un
camice... mi ritengo responsabile delle mie decisioni e non sono certo
una bimba, perciò non mi faccia passare da stupida. Me ne sono andata
sbattendo la porta e dicendogli che era una bestia! altro che etica
morale!
Ora sto ancora svolgendo le pratiche in un consultorio familiare. Appena
avrò il certificato, salirò nella mia provincia (io sono lombarda) dove
ho trovato cordialità e nessuno che mi faccia sentire una "fattrice" o
altro... ho pianto tanto.... e sono arrabbiata per l'inumanità che ho
trovato da parte di quella "donna" (se così la posso chiamare). Ho
pensato a quelle povere ragazze che giovani, magari con alle spalle
esperienze disastrose, violente, ecc.. che non vogliono portare avanti
una gravidanza, a quanta pressione gli viene fatta per convincerle del
contrario, e che già fragili psicologicamente, gli viene fatto ancor più
del male facendole sentire sbagliate... e convincendole del contrario,
non abortiscono più e poi si trovano a rifiutare il bambino... magari in
affidamento vero? o peggio ancora nel cassonetto... QUESTA SECONDO ME È
VIOLENZA! e dispiace dirlo ma sono proprio persone come quella che io ho
incontrato a creare queste condizioni per alcune donne... dovrebbero
solo vergognarsi e farsi loro un esame di coscienza... questo è quello
che sin d'ora ho vissuto io... a breve abortirò... e ringrazio di avere
al mio fianco un uomo veramente meraviglioso che mi da tantissimo
amore... mia figlia che mi da appoggio in tutto questo... ecco questo
per ora è quello che avevo da esternare....
Michela
E' iniziato tutto a fine settembre 2006..il ritardo, il test a casa di
un'amica, la visita dalla mia ginecologa.."Si, sei incinta". Ricordo che
subito ho provato una forte emozione ed ho sorriso. Da sempre dicevo che
avrei voluto avere il primo figlio a 25 anni e la cosa incredibilmente
si stava avverando. In quell'istante si è acceso dentro di me un
turbinio di emozioni e una forza, un istinto di protezione che non avevo
mai provato.
Poi mi sono scontrata con la dura realtà..non c'era momento più
sbagliato..ero in procinto di iniziare un nuovo lavoro, l'azienda per la
quale il mio ragazzo lavorava stava purtroppo chiudendo. Non c'era
nessun tipo di sicurezza per la nostra vita, figuriamoci per quella di
un figlio..cosi nel giro di una settimana ho fatto tutto quanto..mi sono
rivolta a una clinica privata dove ho trovato del personale freddo e
distaccato.
Dopo quel 6 ottobre ho cercato di rimuovere tutto facendo il grave
errore però di cacciare tutto dentro senza esternare quello che stavo
provando convincendomi che andava tutto bene. A distanza di mesi tutto è
riaffiorato inesorabilmente..è come un male che si sta impossessando di
me. Non riesco a darmi pace per quello che ho fatto. Non riesco più a
guardare un bambino senza pensare a quello che avrei potuto avere...
Adesso penso che sono stata pienamente un'egoista. Non avevo cercato e
probabilmente non ero pronta per un figlio, ma comunque era una vita...
Non giudico i pensieri delle altre ragazze, credo che ogni persona debba
decidere per la propria vita e possa pensare come vuole. E se devo
essere sincera invidio chi scrive che adesso sta meglio perché ha fatto
la scelta giusta. In cuor mio invece so che non mi perdonerò mai.
Adesso vivo con il mio compagno che mi ha aiutato e mi sta ancora
aiutando, ma sono convinta che questa cosa è più "mia". Desidero avere
una famiglia con lui, ma spesso mi chiedo se riuscirò mai a guardare i
nostri figli senza provare il rimpianto di non avere con me anche quello
che ho lasciato andare via..
Charlotte
Ho abortito il 25 maggio 2006, ero alla nona settimana di gravidanza.
Inutile dire che le settimane che hanno preceduto l'intervento sono
state cariche di ansia e stress, ma non tanto per l'interruzione in sé,
quanto per l'andirivieni continuo da ospedali e laboratori per analisi e
visite......
Ho 29 anni e il mio ex compagno 40, non avevamo mai usato metodi
contraccettivi a parte il preservativo usato solo alla fine dei rapporti
(errore gravissimo! Il preservativo si usa DALL'INIZIO ALLA FINE)
Quando mi sono scoperta incinta non ho avuto remore né ripensamenti. Ho
sempre saputo che volevo abortire, non me la sono sentita di portare
avanti una gravidanza non voluta, anche perché non ho mai amato i
bambini e non ho un grande istinto materno, o forse non amavo abbastanza
il mio ex per farci un figlio........chissà.
Oggi a distanza di quasi 9 mesi penso a questa esperienza con molto
distacco. Posso solo dire che la contraccezione è importantissima,
quindi se volete evitare gravidanze e aborti, preservativo e pillola,
sempre!
Barbara
Il 15/01/07 ho scoperto di essere incinta... Io ho 24 anni e il mio
ragazzo anche, e sta terminando l'università come ingegnere edile... gli
mancano 6 esami alla laurea...
Quel lunedì 15 lo abbiamo scoperto..
Abbiamo fatto il test per scrupolo perché noi usiamo sempre precauzioni,
che a quanto pare non funzionano sempre (preservativo). Io una settimana
prima mi ero passata l'influenza, quindi avevo assunto farmaci, e fatto
anche punture, quindi dato che avrei dovuto modificare completamente la
mia vita, ma avendo anche la paura che il bimbo fosse malato, ho
preferito interrompere la gravidanza.
Il mio fidanzato inizialmente non era d'accordo ed era pronto a lasciare
l'università. Ma anche in seguito al colloquio con la ginecologa di mia
madre abbiamo capito che era una gravidanza troppo rischiosa... e quindi
tutti e due abbiamo deciso di interromperla.
Poi l'embrione in seguito ad una ecografia risultava anche più piccolo
di quello che doveva essere, sintomo di una sofferenza dovuta ai farmaci
da me assunti per l'influenza.
Quindi sono andata dal consultorio, dove anche in seguito alle
avvertenze dalla mia ginecologa, ero andata un po' prevenuta e
preoccupata, per le ramanzine che avrei ricevuto, mentre non mi hanno
assolutamente detto nulla... anzi mi hanno dato priorità in merito agli
altri casi e mi avevano fissato l'intervento per il 03/02/07...
L'intervento è andato benissimo e ho trovato gente davvero strepitosa...
ora non so se le condizioni erano un po critiche o quelle del feto... ma
non ho ricevuto trattamenti ostili da nessuno... e di questo ne sono
molto felice, perché già noi non eravamo contenti di quello che era
successo, poi ricevere anche paternali, proprio non c'e l'avremmo
fatta...
Io non sono a favore dell'aborto... ma un figlio deve SOLO essere una
cosa bella e mai un peso... e per me ora sarebbe stata una
costrizione... e non è giusto dare la colpa della mia infelicità ad un
esserino che non ha chiesto lui di esserci...
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