Aborto - Interruzione di gravidanza : per il diritto alla libera scelta

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Antiabortisti

Nuovo attacco antiabortista : stralciare l'aborto dal catalogo delle prestazioni dell'assicurazione malattia

Il 26 gennaio 2010, un gruppo di parlamentari, col sostegno dell'organizzazione "Mamma" (già "Per la madre e il bambino" / ASMB), ha lanciato l'iniziativa "Il finanziamento dell'aborto è una questione privata". L'iniziativa chiede che "fatte salve rare eccezioni, l'interruzione di gravidanza e l'embrioriduzione non sono incluse nell'assicurazione obbligatoria", vuole dunque stralciare l'aborto dal catalogo delle prestazioni dell'assicurazione malattia di base.
La proposta emana dall'associazione "Mamma" che aveva lanciato, nel 1998, l'iniziativa per un divieto totale dell'aborto e, nel 2002, fatto campagna contro la soluzione dei termini.
Subito dopo la sua sconfitta nella votazione del 2002, l'associazione aveva annunciato il lancio di una nuova iniziativa che mirerebbe l'abolizione del rimborso dell'IVG. In settembre 2009 domandava ai membri il loro sostegno a l'eventuale lancio. (si veda Nouvelle stratégie des opposants?)
L'indirizzo del comitato si trova a Münchenstein - dove si trova anche la sede di "Mamma" e dell'ASMB.

Il comitato d'iniziativa

Il comitato è composto di donne e uomini politici della destra cattolica e evangelica conservatrice che da sempre hanno militato contro la soluzione dei termini :

L'iniziativa viene difesa come un contributo alla riduzione dei costi della salute e del numero degli aborti. Secondo il consigliere nazionale Peter Föhn (UDC), presidente del comitato, l'interruzione di gravidanza sarebbe una "prestazione inutile" e non avrebbe niente a che fare con una malattia. L'assicurazione-malattie dovrebbe coprire solo le prestazioni le più importanti.

Questa argomentazione è assurda e disonesta. Stralciare il rimborso dei costi dell'aborto dall'assicurazione di base nè diminuirà in modo notevole il numero delle interruzioni di gravidanza nè farà nessun risparmio sui costi della salute, piuttosto li farebbe aumentare.

L'interruzione di gravidanza è una prestazione obbligatoria dell'assicurazione-malattie secondo la LAMal fin dal 1981 Stralciare l'interruzione di gravidanza dal catalogo delle prestazioni di base non ridurrebbe i costi, anzi li farebbe aumentare.

Altri effetti negativi

L'interruzione di gravidanza ha molto a che fare colla salute o la malattia

Il popolo ha approvato il rimborso obbligatorio del costo dell'IG in votazione popolare nel 2002

Quali rare eccezioni ?

Nel testo dell'iniziativa non è chiaro quali sarebbero le "rare eccezioni" da pagare dall'assicurazione. I promotori dell'iniziativa menzionano lo stupro e il pericolo di morte per la donna incinta. Non sarebbe dunque pagata l'interruzione di gravidanza nel caso di una gravissima malformazione del feto o di un grosso rischio (non mortale) per la salute della donna?

Le minorenne sotto i 16 anni

Rimane nebuloso perchè, come pretendono i promotori, l'iniziativa impedirebbe le minorenne sotto i 16 anni di abortire all'insaputa dei genitori. L'iniziativa non dice assolutamente nulla a questo proposito.
Per altro, le ragazze che interrompono una gravidanza a questa età sono pochissime. Per lo più sono accompagnate e sostenute dai genitori.
Però capita che nascondano la loro gravidanza dai genitori - e per buone ragioni. Potrebbe anche essere di interesse vitale per la giovane ragazza che i genitori non siano informati (in una famiglia fondamentalista, islamista per esempio).
Se la legge impone una consulenza obbligatoria per le ragazze al di sotto di 16 anni, è anche per proteggerle da pressioni di genitori che vorrebbero forzarle ad abortire - o a portare la gravidanza a termine contro la loro volontà.

I costi dell'embrioriduzione

Questi costi non sarebbero più rimborsati dalle casse-malattia, secondo l'iniziativa.
Sono rare le gravidanze multiple di più di 2 o 3 feti che si sviluppano, e in medicina della procreazione assistita devono considerarsi un errore professionale. Però, se capita, queste gravidanze presentano un rischio considerevole per la donna incinta come anche per i feti multipli. La riduzione spesso si impone in questi casi.

Puro cinismo

È addirittura cinica la proposta che le donne potrebbero stipulare un'assicurazione complementare. Sono precisamente le donne che possono appena pagare l'assicurazione di base e ancor meno una complementare che hanno bisogno di essere rimborsate dalla cassa-malattia. Prescindendo da ciò che nessuna donna premedita in anticipo di aver bisogno di fare interrompere una gravidanza.

La rivendicazione dell'iniziativa svilisce il principio di solidarietà

Lo smantellamento della solidarietà è contrario ai principi etici che reggono il sistema sanitario svizzero (si veda la presa di posizione n. 12/2006 della Commissione nazionale d'etica "Le «dichiarazioni di rinuncia per motivi etici» mettono in pericolo il principio di solidarietà dell’assicurazione malattie"). Secondo la CNE, una differenziazione tra gruppi di assicurati in base a convincimenti morali rappresenta un’inammissibile intromissione del sistema sanitario nella sfera privata degli assicurati. La condanna morale di un comportamento non deve incidere sulle regole che disciplinano il finanziamento solidale del sistema.
Questa differenziazione è inoltre assai discutibile perché renderebbe pratica corrente la deroga al principio della condivisione solidale. I non fumatori potrebbero organizzarsi contro i fumatori, i contrari ai trapianti di organi contro i fautori, gli sportivi contro i sedentari, o addirittura le coppie senza figli contro le famiglie numerose (la maternità non è una malattia !), gli uomini contro le donne, i giovani contro gli anziani. I testimoni di Geova potrebbero rifiutare di pagare per le trasfusioni di sangue. E perchè dovremmo partecipare tutti ai costi degli incidenti sportivi, delle malattie sessualmente trasmissibili etc. etc. ? Lo smantellamento della solidarietà non è la via giusta per contenere l’aumento dei costi.

L'iniziativa è un accanimento ideologico antidemocratico, un attacco nascosto contro la soluzione dei termini

27 gennaio / 6 aprile 2010

* "Der Landbote" del 15.3.2010

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